Mai ricercare stabilità da un bipolare.
” i simboli sono tentativi naturali di presentificare alla coscienza, di dare immagine e risonanza emotiva a contenuti trascurati, dimenticati, “perduti” nella notte dei tempi; sono tentativi naturali di riconciliare e riunire gli opposti all’interno della psiche. Ci aiutano a non essere unilaterali e aridi. “
Non sono una fottuta neutrale, sono una persona che se vuole fare una cosa la fa, se se ne possono fare due lascia al destino scegliere una delle due…
Sono una persona che se rischia di fare scelte sbagliate annega nelle scelte sbagliate fino a sperare di galleggiare ( che io abbia messo su ciccia è un fattore che determina che sia tutto calcolato per il pro-galleggio ) ( burlona).
So che mi sento una codarda, una perbenista, una povera pazza (solito).
So che mi sto cuocendo alla perfezione in un brodo di occhi sinceri, sangue zingaro, pessimismo e mare di guai.
So che è sbagliato scrivere di te, so che non mi aiuta farlo.
So che ti picchierei se potessi far uscire tutta la mia rabbia dalle mani… So che sei una persona con un cuore immenso, so che vuoi scappare.
So che non vorrei dimenticarti mai.
So che per una cazzo di volta, vorrei che le cose andassero e che non somigliassero ad una sbrattata al muro. Lo vorrei per me. Per me.
E vorrei per me anche che si potesse chiudere questa faccenda come la chiusura di un libro.
Vorrei chiuderti alla prefazione se non posso volere niente da te.
Vorrei chiuderti all’istante invece di rivendicare abbracci come la conquista di nuove terre.
Vorrei smetterla con questo gioco dove tu mi guardi da lontano ma non saluti.
Cogli le cose ma non le apprezzi.
Apri i regali e mi dici il prezzo.
Gli eventi mi prendono con la pinza dalla vita reale e mi inseriscono in una realtà evanescente, come se la mia vita si svolgesse su una lunga e ampia pellicola di carta forno.
terza elementare, mi ritrovo in banco con Carmine Di Lieto, bambino in caschetto, occhiali e faccina impertinente, grembiulino sporco e puzza di wustel.
Fu il primo a confessarmi i suoi segreti reconditi. Eredità che ti porti dalla nascita. Padre criminale, una madre in esistenze, zii in gabbia.
Scendeva dai monti felice sui suoi cavalli.
Per me Carmine era un bambino selvaggio, già abituato allo sporco della vita.
Me lo immagino il caro Signor Pablo a far finta di niente.
Faccia sporca di un boia vile,
primitivo imprigionato,
peter pan, re del regno stupefacente,
stupido camaleonte.
Si è il coccodrillo che piange dopo aver ucciso la propria preda.
Preda che potremmo essere noi stessi.
Bei propositi al vento.
Paura di deludere ma deludersi.
Decisioni individuali malsane merda.
Nuotare in convinzioni e poi… Lacrime di Coccodrillo.
Per essere più convincente, si, con te stesso e con gli altri.
Fanculo te stesso.
E Fanculo pure gli altri.
Sono delusa, sono ferita.
Si può stare meglio di così.
Andando verso l’accademia li vedo scendere per Via del Guasto, scattanti, ordinati, in un unico coordinato passo veloce…Silenziosi e altrove. Metto a fuoco la camminata di Piccolo…Poi Marco, incappucciato, con il suo sguardo brillante. Adriana con la coda dell’occhio, sulla quale non mi soffermo, ma che immagino con le sue nuovissime Demonia, le calze aderenti zebrate e le treccine che le contornano il viso. Mi saluta Vincenzo, con un ’ ciao’ superficiale… Vincenzo è un tale che una volta mi fa ’ sei una brava ragazza, ti sai comportare.’ …Mi avrebbe inquietato un sacco Vincenzo qualche anno fa, col suo atteggiamento da ’ ti metto in difficoltà se sbagli con le parole.’
Fermo Piccolo e mi lancia alcune informazioni random, per parlare prima di volare via con loro, come rondini menefreghiste, come topi di strada.
’ Cosa pensi delle persone che vivono in strada con te?’
’ Provo un grande infinito rispetto per ognuno di loro.’
Li vedo allontanare e mi rivedo Adriana, qualche sera prima, che ci annuncia la sua presunta gravidanza, ce lo dice col Vermuth impugnato per il collo della bottiglia, ma senza tutti quei pircing che di solito ha piantati in faccia. ’ Voglio trovare un lavoro, per questo li ho tolti’, sorride, il senso materno di ogni donna urlante, il senso materno di una donna che vive abusivamente in una fabbrica.
Il compagno, ’ l’uomo della mia vita, il mio bravissimo uomo…’ è stato arrestato qualche giorno fa. Adriana odia tutti.
E ancora, sabato mattina, libro aperto in Sala Borsa, alzo lo sguardo ed in lontananza vedo Marco, di ritorno dopo una settimana. Gli sorrido, lui si ferma e mi fa ’ Mi sono sempre chiesto cosa facessero gli universitari di sabato mattina’, ci scambiamo un paio di sintentiche parole, poi dopo un paio di orette ci ritroviamo a fumare una sigaretta fuori dalla biblioteca.
’ Voglio una casa, voglio un lavoro, mi sono rotto di vivere così..Ma chi me lo da sto cazzo di lavoro? Potrebbe solo persone caritatevoli come te.’ Ci aggiunge scherzando.
’ Ci sei tanto mancato Ambrogio’ gli rispondo che per me potrebbe, che è giovane e forte e potrebbe provare a cercare un lavoro. Se lo meriterebbe, Ambrogio, in lotta con la vita.
Piccolo ieri mi accoglie con un abbraccio di ’ benritorno’ malgrado non me ne fossi mai andata, per farmelo capire, non so con quanta sincerità.
Mi mostra un salame che ha trovato tra i rifiuti con estrema gioia, constatiamo che non puzza…Poi si abbraccia Giulia e la bacia. Piccolo lo odio perchè cazzo, non conosco altre persone come lui.
E cazzo, vorrei effettuare una magia più che con gli altri.
’ Ma tu bevi e basta? Anfetamine? Droghe sintetiche? No?’
’ Piccolo io sono piccola!’
’ Anche io sono Piccolo!’
’ Piccolo lasciala stare!’
Nell’angolo c’è Luca, col suo cappello a ciuffi rossi, diciassette anni, soli diciassette, sguardo nel nulla, silenzio. Nessuna gioia. Nessuna.